Un nuovo sistema elettorale

Un nuovo sistema elettorale

Si sono appena concluse le ultime elezioni politiche che per la Sicilia erano associate a quelle regionali. Pochi mesi fa a Palermo abbiamo avuto le amministrative. Purtroppo, possiamo dire che per noi, sostenitori dell’uguaglianza e di un approccio ambientale poco avvezzo ai principi economici vigenti, è stata una sonora batosta, ma oggi non vogliamo parlarvi di questo bensì di democrazia.

In pochissimo tempo siamo stati chiamati per votare ad ogni scala geografica e lo abbiamo fatto con delle leggi elettorali brutte. Ovviamente,  è il nostro punto di vista che può certamente trovare pareri discordanti per la legge che regola le elezioni in Sicilia, ma che sentiamo condiviso per quella nazionale, definita brutta persino dal suo stesso ideatore: Ettore Rosato.

La legge elettorale è uno dei principali strumenti di coinvolgimento politico della cittadinanza, nonché un importante strumento normativo della democrazia.
Lo è per diversi aspetti.

Infatti, la legge elettorale non norma soltanto le modalità di voto dei cittadini ma tutto l’iter legato al voto, quindi anche ogni aspetto relativo ai requisiti per la presentazione di una lista elettorale. Iter che vi assicuriamo, per alcuni è stato davvero ostativo.

La prima grande discriminazione  è proprio legata a questo aspetto. Di base, oggi in Italia i gruppi parlamentari che sono presenti nelle istituzioni hanno un accesso privilegiato alla presentazione delle liste elettorali rispetto a chi si presenta con una nuova formazione. Questo cosa comporta?
Comporta che i gruppi senza rappresentanti devono raccogliere un certo numero di firme (che varia in base alla scala elettorale) per potersi presentare. Queste firme devono essere tutte autenticate, quindi raccolte con la presenza di un autenticatore (notai/e, avvocati/e, consiglieri/e, etc).
Fino a quest’ultima elezione non è stata accettata la modalità di raccolta on-line con firma digitale.
Per farvi un esempio pratico nel 2018 +Europa ha stretto un accordo con Tabacci per non raccogliere le firme, e lo stesso Tabacci in queste elezioni ha usato lo stesso iter dando ospitalità a Di Maio.
La raccolta firme ha senso, ma riteniamo sarebbe più utile renderla più agevole tramite la possibilità di raccoglierle anche on-line con firma digitale e certamente dovrebbe essere una procedura equa e quindi un onere dovuto ad ogni lista.

Un altro elemento altamente impattante dal punto di vista democratico, è la soglia di sbarramento. Presente sia nella legge regionale che in quella nazionale, la soglia di sbarramento è uno strumento ormai davvero diffuso in tutto il mondo e nasce principalmente per evitare un eccessivo frazionamento delle forze politiche che comporranno gli organi di rappresentanza (Camera, Consigli Comunali…). In Sicilia la soglia di sbarramento è fissata al 5%, mentre per il Parlamento è al 3% per le liste singole e all’1% per quelle in coalizione.
Cosa significa per la democrazia  questa cosa? Significa, ad esempio, che in queste ultime elezioni una lista votata da 800.000 persone non avrebbe avuto rappresentanti mentre a 850.000 voti sì.
Nel Comune di Palermo alle ultime amministrative una lista votata da 9.300 persone non avrebbe avuto scranni in Consiglio, mentre con 9746 la lista Prima L’Italia (Lega)  ha eletto tre consiglieri.
In ogni elezione esiste uno sbarramento implicito dato dal numero dei seggi da assegnare ad una circoscrizione.
Ci chiediamo se tutto questo, da un punto di vista del principio di rappresentanza,  abbia davvero senso.

Infine, per la legge nazionale, un terzo del Parlamento è eletto con un sistema maggioritario e questo ha comportato che la coalizione di destra, che ha vinto con 43,9% dei voti, occuperà più del 60% dei posti in Parlamento.

A quanto detto fino ad ora, va aggiunto un dato sull’astensionismo davvero allarmante, in continua crescita, soprattutto nel nostro sud.

Oltre a chi ha già deciso di non votare, è evidente in ogni confronto con gli elettori che sempre più persone fanno fatica a riconoscersi in un partito o nell’altro. Che soluzione possiamo attuare allora?
Fermo restando l’approccio proporzionale più connesso al concetto di democrazia rappresentativa, secondo noi, la correzione va cercata in un aspetto poco trattato, ossia quello della scelta di un’unica forza. 

E se ogni elettore o elettrice fosse chiamato a votare per tutte le liste concorrenti, scrivendo in ordine il numero di preferenza accanto a ciascun candidato?

Per esempio, data una fittizia scheda elettorale correttamente compilata, la quale forniva una scelta tra sei partiti che erano disposti sul foglio di voto nel seguente ordine:

  • 3 Partito dei Bianchi
  • 1  Partito dei Gialli
  • 4 Partito dei Rossi
  • 5 Partito dei Neri
  • 6 Partito dei Blu
  • 2 Partito dei Verdi

Un modello che riduce enormemente le polarizzazioni e che permette ad ogni persona un’espressione più sfaccettata dalle propria identità politica, più in linea con la società fluida in cui viviamo.
In pratica, un modello in grado di ostacolare il voto utile, perché non si limita ad una scelta ma propone un  indice di gradimento.

Se pensate che un modello del genere non sia applicabile, è importante sapere che è il metodo usato in Australia per le elezioni nazionali.

In PIU noi votiamo anche così! È una cosa semplice e fattibile e che cambia davvero l’approccio all’elezione, trasformando un voto di distanza in un voto di prossimità.