I soldi per la partecipazione ci sono, ma non vengono usati
È di solo qualche giorno fa la notizia riportata dal Giornale di Sicilia che dipinge un ritratto drammatico sull’uso della spesa che i Comuni dovrebbero utilizzare per la democrazia partecipata. Due Comuni su tre non usano il bilancio di partecipazione e i dati di Palermo sono i meno confortanti, con una somma di circa 300.000 € annui a disposizione praticamente mai usata.
Queste cifre non possono essere spese in altro modo e corrispondono al 2% dei fondi regionali destinati ai Comuni dalla Regione, come previsto al comma 1 dell’art.6 della Legge Regionale del 28 gennaio 2014, n. 5. che qui riportiamo:
“Ai comuni è fatto obbligo di spendere almeno il 2 per cento delle somme loro trasferite con forme di democrazia partecipata, utilizzando strumenti che coinvolgano la cittadinanza per la scelta di azioni di interesse comune“.
La richiesta di restituzione di tali somme è certificata per Palermo da un documento del 20 ottobre 2021 in cui la Regione Sicilia chiede per il 2018 la restituzione di 288.835,13 €.
Tutto questo non riguarda soltanto Palermo, ma diversi altri comuni. Per saperne di più, c’è il progetto Spendiamoli Insieme.
Nessuna delega per la partecipazione
La nuova Giunta Lagalla è definita con tutte le deleghe assegnate e, purtroppo, constatiamo che la grande assente è la partecipazione.
Nessun assessore, infatti, ha avuto una delega alla partecipazione, tema a noi molto caro.
Ci chiediamo dunque: chi sarà il riferimento dei cittadini su questo tema? A chi dovremmo inviare le nostre proposte su questo importante tema?
Due proposte
1- Percorsi partecipativi di quartiere
Senza soffermarci troppo su ciò che è stato, limitandosi al rammarico per quanto è stato sprecato dal 2014 ad oggi, crediamo che queste risorse economiche siano importantissime per la nostra città. Circa 1,5 milioni di euro nei prossimi cinque anni.
Secondo noi, è possibile immaginare di attivare ogni anno percorsi partecipativi in 5 dei 25 quartieri di Palermo e tre percorsi partecipativi trasversali rivolti all’intero territorio, arrivando così a coprire in cinque anni un ascolto territoriale capillare in tutta la città utile anche a raccogliere in modo continuativo istanze e proposte, anche grazie all’uso degli urban center previsti dalla nuove legge urbanistica.
Significherebbe avere in città 8 percorsi partecipativi ogni anno seguiti da diversi gruppi di progettazione interdisciplinare con incarichi di circa 25-30 mila euro per ogni percorso, a cui andrà associata una fase di monitoraggio condotta dall’ufficio del garante, che permetta negli anni di migliorare l’efficacia di queste pratiche per apportare correzioni nei cicli successivi.
2- Un regolamento per la partecipazione
Al fine di poter utilizzare al meglio queste cifre, crediamo sia importante che il Consiglio Comunale discuta e approvi al più presto un regolamento della partecipazione e con esso attivi l’importante figura del “garante della partecipazione”, così come è avvenuto per il garante dei diritti dell’infanzia e adolescenza e per il garante delle disabilità.
Il regolamento, a nostro avviso, dovrebbe contenere un vincolo secondo cui la conduzione dei percorsi partecipativi sia fatta da team interdisciplinari privi di conflitti di interessi sul territorio o sul tema.
Questo per evitare che l’attività di partecipazione venga confusa con attività di lobby in cui un gruppo voglia prevaricare l’altro. Anche per questo aspetto, il ruolo del garante della partecipazione risulterà essenziale.
Le decisioni e la partecipazione
A nostro avviso, non va confusa la partecipazione con la democrazia, nel senso che non sono sinonimi , ma la seconda contiene la prima. Oggi non è possibile concretamente prevedere un processo partecipativo pienamente democratico perché, purtroppo, qualsiasi scelta escluderebbe una fetta di popolazione. Ci teniamo dunque a mantenere separati i concetti di democrazia diretta e quello di partecipazione onde evitare di trasformare momenti di ascolto di un pezzo di popolazione in momenti di decisione collettiva.
Puntiamo molto invece sugli aspetti qualitativi dell’ascolto della cittadinanza. Ascolto che potrà e dovrà influenzare le scelte del Consiglio Comunale o di chiunque abbia il ruolo di decisore relativo al tema del confronto. Il Consiglio Comunale dovrà rimanere, in quanto organo eletto, l’organo decisionale chiave di ogni importante scelta relativa alla città.
Per informazioni: Michelangelo Pavia - portavoce di PIU info@piupolitica.it