La borgata Vergine Maria

Tonnara Bordonaro

Sabato 19 marzo si è svolta la nostra prima passeggiata di quartiere presso la borgata Vergine Maria di Palermo. Ecco un nostro resoconto.

Un inizio palermitano

La passeggiata inizia in ritardo per un’incredibile coda dovuta all’ingresso del cimitero di Rotoli, che si trova sulla strada che collega Palermo centro alla borgata. Oltre un’ora di percorso per chi è venuto in auto, per un luogo difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici.

L’altro elemento interessante da notare in questa strada che costeggia il mare è proprio l’assenza del mare, sia della sua vista, sia del suo suono.

Ci troviamo al parcheggio di piazza Bordonaro e Giovanni Purpura, dell’associazione ProLoco Nostra Donna del Rotolo, inizia il racconto della borgata Vergine Maria, che prende il suo nome proprio da una chiesa (oggi rudere) posta al centro della borgata che sottolineava la devozione degli abitanti di questa zona alla Madonna.

L’antico approdo e la tonnara Bordonaro

La passeggiata inizia da quello che è il punto più importante della borgata, ossia l’antico approdo con la tonnara Bordonaro. La visita è accompagnata dal racconto dell’associazione relativa al loro intervento per impedire, nel 2013, la trasformazione dell’antico approdo in una discoteca invernale.
Dopo esser riusciti a fermare questa progettazione hanno iniziato a intraprendere un percorso di proposte, in dialogo con il Comune di Palermo, per il recupero filologico dell’antico approdo e la ricostruzione del molo, tramite il dragaggio del riempimento attualmente presente. Il progetto per il nuovo molo è stato redatto in accordo con una comunità di circa 50 pescatori della zona e prevede un porticciolo locale ad uso dei pescatori.

La passeggiata prosegue attorno alla Tonnara e alla sua bella storia tra passaggi di proprietà e funzioni. A proposito, è bene sapere che in realtà il nome tonnara sarebbe quello del complesso di reti messe a mare e non quello dell’edificio presente a terra. Il complesso di fabbricati a terra in cui si lavoravano i tonni pescati si chiama marfaraggio.

Proseguendo attorno alla tonnara si arriva alla spiaggia di Vergine Maria. Una spiaggia nata purtroppo da una delle vicende storiche più brutte della storia recente della città: il sacco di Palermo.
Vergine Maria era una delle tante discariche realizzate lungo la costa per lo scarico dei detriti del sacco di Palermo. La spiaggia infatti è piena di residui di inerti frutto delle demolizioni degli edifici durante il sacco.

Il sacco di Palermo è un peso sociale in tanti quartieri

Le vicende del sacco di Palermo segnano in modo davvero forte e indelebile la storia di questa borgata. Durante il racconto scopriamo che purtroppo a quei tempi cinque bambini persero la vita, investiti dai TIR che scaricavano e questo creò un moto di madri del territorio che riuscì a bloccare l’uso di questo quartiere come discarica che ad oggi, dopo le indagini geologiche, non presenta comunque elementi chimici pericolosi per la salute.

Il cimitero acattolico

Ci spostiamo dalla tonnara al cimitero degli inglesi, una fetta di terra situata proprio accanto al cimitero dei Rotoli, destinata alle sepolture acattoliche. Come in tutti i cimiteri, attraversando queste tombe è possibile percorrere un pezzetto di storia di Palermo e della Sicilia. Tra le tombe è possibile scorgere quella di Joseph Whitacer, scopritore di Mozia.

Una pianta antizanzare

L’ultima curiosità di questa passeggiata è stata una curiosità vegetale. Una pianta che cresce spontaneamente dentro al cimitero sembra essere un ottimo repellente per le zanzare. Si tratta infatti del Pelargonium graveolens che vedete qui in foto. Se vi capita di vederla toccatela con le dita e sentirete un aroma molto simile a quello della citronella.

 

Pelargonium graveolens

Ci confrontiamo su decentramento, partecipazione e democrazia

Ci ritroviamo per salutarci nella bellissima sede dell’associazione ProLoco Nostra Signora del Rotolo e dopo una breve visita ai locali inizia un confronto tra i partecipanti su quanto visto ma in particolare sui temi del decentramento e della partecipazione.
In modo assolutamente naturale questi due ambiti vengono sovrapposti, come a dire che non può esserci oggi decentramento senza modalità partecipative in grado di coinvolgere i residenti dei quartieri.
Emerge la necessità, anche legale, di attuare un decentramento ma emerge anche la difficoltà nel vedere nelle circoscrizioni delle istituzioni realmente utili a questi processi, sia perché i cittadini fanno fatica a vedere nella circoscrizione una dimensione identitaria, sia perché ad oggi queste sono un organo senza nessun potere decisionale.

Un altro importante aspetto che emerge dal confronto è la dimensione di conflitto all’interno della partecipazione. Un progetto come quello proposto da chi oggi ci ha accompagnato è voluto da tutti i cittadini della borgata? Ha davvero senso che un progetto possa essere voluto da tutti o serve trovare delle modalità con cui risulti chiaro ai partecipanti come si prendono le decisioni, tutelando l’ascolto di tutti ma non il volere di tutti?

Sono domande su cui in PIU abbiamo molto ragionato. Partecipazione è il primo dei termini che compongono il nostro nome. Torneremo a parlarne ma soprattutto a proporre strade da percorrere.

Al prossimo incontro.

Se sei interessato a organizzare e guidare una passeggiata nel tuo quartiere scrivici usando il fomr nella pagina contatti